Dal Castello di Spaltenna a Borgo Santo Pietro, ecco i wine resort e ristoranti che puntano sui giovani chef (anche) stranieri

La panzanella che giunge in tavola – notevole tanto nella presentazione quanto nella freschezza e nell’intensità della variazione di pomodorini e friselle integrali – ci conferma chiaramente di trovarci in Toscana. Ma la (sorprendente) insalata greca servita a mo’ di granita e la finta oliva Kalamata ci dicono che stiamo anche attraversando il Mediterraneo, miscelando tradizioni all’insegna della contemporaneità. Il romantico chiostro del Pievano, il ristorante del Castello di Spaltenna nel Chianti Classico, fa da quinta all’originale cucina (meritevole di una stella Michelin) di Stelios Sakalis, nato ad Atene, da dodici anni in Italia (di cui 9 a Castel Monastero alla corte di Gordon Ramsay). Nel 2019 questo giovane chef che ha fatto il liceo classico, dai modi cortesi, poliglotta come il suo repertorio gastronomico, si sposta di pochi chilometri per curare le due insegne (tra cui anche la Terrazza di Spaltenna, più informale) di questa fascinosa proprietà a Gaiole in Chianti, circondata da tre ettari di vigneti da cui nascono i vini della casa, in collaborazione con la vicina azienda Capannelle. L’esempio di Sakalis non è isolato in questo territorio d’elezione – nella provincia di Siena – per i wine traveller di tutto il mondo. Sempre più cantine e wine resort stanno investendo sull’ospitalità a tutto tondo e su progetti di ristorazione di livello – a volte intelligentemente declinati in due format, fine e casual dining, senza ricorrere ai cliché più triti – aggiungendo un ulteriore elemento a garanzia del successo e della crescita del turismo del vino nella regione.

Non ci aspetteremmo infatti di assaggiare, tra le spesse mura di questo ex convento – tornando al nostro Stylianos detto “Stelios” – un altro piatto come lo Spaghetto Sbagliato, un rimando al Negroni con Vermouth del Chianti, arancia, polvere di Campari e aceto di Prosecco. Oppure l’irresistibile “Rolling Stones”: su una ceramica realizzata ad hoc con il “tongue and lips logo” della band, poggia una lingua di Chianina selezione Simone Fracassi (il “re della ciccia”), salsa verde bruciata, kas sto tigani (una ricetta molto tradizionale del Nord della Grecia a base di peperoni) e yogurt greco, a ribadire la capacità di giocare con la memoria, ma senza folklore, e di creare connessioni con altri mondi. Due piatti dedicati ai clienti più curiosi: quelli, cioè, che alla consegna del menu “Dr. Jekyll” chiedano “e Mr. Hyde?”, spalancando così le porte (e le pagine) di un menu “speakeasy” pieno di sorprese, compreso uno Tzatziki in versione dessert.

Di admin

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